Riccardo III e Le Regine. La relazione tra potere e femmineo per Oscar De Summa

A novembre 2016 ha debuttato il nuovo allestimento dello spettacolo “Riccardo III e le Regine” scritto, diretto e interpretata da Oscar De Summa, affiancato in scena da Isabella Carloni, Silvia Gallerano (già protagonista del monologo “La Merda”), Marco Manfredi, Marina Occhionero. Un lavoro in cui De Summa indaga la relazione tra potere e femmineo, il dominio maschile sulle donne e la violenza nelle relazioni sentimentali.

Tra i maggiori talenti teatrali degli ultimi anni, capace di esprimersi con successo di pubblico e critica nella doppia veste di autore e di attore Oscar De Summa prosegue il suo lavoro nella direzione di una rivisitazione in chiave pop dei classici shakespeariani. Spettacoli che, come ha avuto modo di scrivere sulle pagine de Il Corriere della Sera il critico teatrale Franco Cordelli, “risplendono della più bella prosa italiana, non solo teatrale, in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni”. A riprova di ciò De Summa nel 2015 è stato finalista al premio Ubu, l’Oscar del teatro italiano, mentre nel 2016 ha vinto due riconoscimenti importanti, il premio Hystrio Anct e quello assegnato da Rete Critica, l’associazione che riunisce in una struttura informale i siti e i blog di informazione e di critica teatrale.

Lasciamo ad Oscar De Summa raccontare questo ultimo lavoro che andrà in scena sabato 25 febbraio presso lo Chalet Allemand di Grugliasco per soli 90 spettatori, nel cartellone della Stagione Eccentrika. Vi proponiamo un’intervista radiofonica (a cura di Rodolfo Sacchettini per Rete Toscana Classica) in cui De Summa spiega le motivazioni e i temi alla base di questo lavoro.

Vi lasciamo una bella recensione a cura di Francesca Ferrari, collaboratrice nella redazione spettacoli de La Gazzetta di Parma, che ha visto lo spettacolo a gennaio 2017.

RECENSIONE “Applausi per…” (da “Teatropoli”)

Nel vedere lo spettacolo ideato, diretto e interpretato da Oscar De Summa sul palco del Teatro delle Briciole insieme a una grandiosa triade di attrici (le regine, anche su un piano recitativo, Isabella Carloni, Silvia Gallerano e Marina Occhionero) e al versatile Marco Manfredi (impegnato alla consolle audio-luci, a lato della scena, e così pure nel ruolo del connivente cugino Buckingham), verrebbe quasi da pensare a una frase interpretativa di sintesi: colui che sa usare il linguaggio e ne padroneggia le strutture più profonde, le forme più articolate, può davvero governare il mondo. E può, altresì, dominare la scena teatrale, dove il mondo si fa rappresentazione di se stesso, anche nelle sue aberrazioni.

Nel lavoro di De Summa, il protagonista è, soprattutto, questo: un grande affabulatore e abile dissimulatore. La sua deformità fisica che tanta densità di significati aveva nell’opera shakespeariana, viene solo accennata, ridotta a una leggera claudicanza, e quindi secondaria nella geometria generale di un allestimento che vuole indagare la straordinaria forza manipolatrice della parola. Riccardo è padrone assoluto di un eloquio che sa serrare in discorsi concitatissimi, al limite della comprensione, dilatare in respiri, pause e sussurri, carichi di potere seduttivo, o addirittura disperdere in smorfie e battute capaci di far sorridere, seppur amaramente per la stridente ironia ingenerata in un’atmosfera dark, cupa e greve. Ogni passaggio della messinscena è determinato dal rapporto fra quel linguaggio, come espresso dalle volute interpretative di De Summa, e l’attenzione esercitata sui due principali poli ascoltatori della sua arte oratoria: le regine del testo (vale a dire Elisabetta Woodville, Margherita D’Angiò, la Duchessa di York e, in ultima istanza, Lady Anna) e il pubblico in sala. Così, se nella relazione dialogica con le prime quello che si realizza è l’apogeo del dominio maschile, espresso nel desiderio spasmodico di assoggettare il femmineo in tutti i suoi diversi aspetti (con le regine che vanno a incarnare le distinte personalità di una stessa divinità muliebre, satura di dolore e odio), di piegare la controparte ritenuta debole alla propria diabolica ambizione di diventare Re, nel rapporto diretto con lo spettatore De Summa/Riccardo si fa complice e istrione. Negli “a parte” mormorati con voce calda e suadente a un microfono, sul proscenio, Riccardo spiega e istruisce, assumendo su di sé il mandato scenico di Maestro del Male, ma secondo modalità espressive familiari e intime che conducono oltre la forza poetica della figura archetipica tradizionale, sul terreno di una improvvisa simpatia e affabilità. “Tu fai qualcosa d’illecito e poi incolpi qualcuno. Trovi un punto debole in qualcuno e poi colpisci lì. Seguitemi…”.

Ed è con quel “seguitemi”, ripetuto in più momenti, all’apertura di ogni nuovo quadro scenico (con un disegno luci che va fotografando gli scatti emblematici della delittuosa ascesa al trono/discesa morale), che siamo accompagnati nell’Io di Riccardo, quasi macchiandoci noi stessi, ma con coscienza stavolta, della colpa nell’averne accolto il subdolo invito. Eppure, nel corso della storia, è lo stesso Riccardo a invocare l’assoluzione “Io non sono stato più crudele della natura e del tempo” e ancora “Non sono gli eventi a determinare gli stati d’animo ma il significato che diamo loro”. E dunque che significato possiamo dare noi spettatori, resi partecipi e consapevoli, a tante morti inutili ? Come possiamo giustificare il corteggiamento a Lady Anna sulla bara del marito di lei e l’inveterato atteggiamento sprezzante e denigratorio nei confronti dell’altro sesso ? Il potere non può, quindi, che fondarsi sull’uccisione degli avversari e sugli intrighi a danno di donne e giovani imberbi come il principe ereditario ?

La scena va confermando, nella sua oggettivazione, questa visione, con un trono ligneo, eretto al centro ma costruito su una tomba della medesima materia, come facente parte di un unico blocco/struttura, e con croci soltanto a fare da ornamento. Incombe su di esso un telo-sipario (o un gigantesco sudario ?) che verrà strappato da Elisabetta, dopo la morte del sovrano consorte e, una volta lasciato cadere, svelerà a spettatori e personaggi tutto lo spettacolo delle malvagie trame di Riccardo. Musica gothic-celtic e contaminazioni sonore hard, parimenti ai costumi punk rock, partecipano incisivamente a creare, calandola in una manifesta dimensione contemporanea, una consonanza tragica, segno del destino scandaloso o luttuoso ma comunque senza scampo, delle regine; in primis di Lady Anna, che riuscirà a convolare a nozze con il nuovo Re Riccardo solo iniettandosi una dose di eroina -impossibile non volgere un pensiero alla disperazione raccontata nell’altro applaudito spettacolo di De Summa “Stasera sono in vena”- e maledicendosi poiché “carne in rovina condannata da me”.

Forse, nell’insieme, non tutto scorre e funziona con quella precisione che il capolavoro originale, da cui prende parziale avvio (alcuni passaggi sono stati, invece, scritti e organizzati nella costruzione drammaturgica) meriterebbe, ma l’operazione teatrale compiuta appare, comunque, poderosa, allineando perfettamente su una battuta conclusiva di Riccardo “La mia coscienza ha mille lingue diverse” e sull’occorrenza finale della parola “colpevole !”, gridata ripetutamente dal protagonista, il suo senso ultimo e più pervasivo. 

a cura di Francesca Ferrari
collaboratrice nella redazione spettacoli de La Gazzetta di Parma

ABRAXAS

LA COMPAGNIA

La compagnia ha l’ambizione di rendere onore al proprio nome, che simboleggia l’intera creazione prima di trasformarsi nella formula magica Abracadabra. Nata da una iniziativa indipendente e spontanea di un collettivo di giovani danzatori riunitisi intorno alla figura di Gaëlle Hocquet, la compagnia Abraxas compie i suoi primi passi nel gennaio del 2014. Difende una gestualità coreografica originale, soprattutto delle mani. Dai suoi inizi il lavoro di Abraxas è collettivo, solido, l’equipe permanente è unita e tende a conciliare l’interazione con il pubblico nel corso della creazione dello spettacolo.

La coreografa Gaëlle Hocquet sviluppa le sue ricerche coreografiche mettendo prendendo spunti dalla storia dell’arte al fine di fornire maggior profondità al proprio lavoro. I danzatori hanno beneficiato di esperienze arricchenti, come un soggiorno in Indonesia nell’ambito di scambi culturali, che hanno fornito spunti etnici importanti.

COMPONENTI

Coreografa e autrice – Gaëlle Hocquet
Messa in scena e scrittura – Joanna Bassi
DanzatorI – Gregory Meilhac, Tatiana Chailonick, Oriane Deidda

IL PROGETTO

Il progetto “Clod?” parte dal principio che il danzatore e il clown siano plasmati della stessa materia, con lo stesso significato che sottende tutta l’arte. Etimologicamente “Clod” in inglese, significa zolla di terra, ma anche, rozzo, rustico, zoticone e per estensione Clown. Molte società condividono la creazione di personaggi comici con una maschera di terra, cosa che ha direttamente ispirato il progetto.
Presentato da un monsieur Loyal di circo senza tempo, “Clod?” rintraccia l’inizio del comportamento comico e fa converge diversi miti, a partire da una zolla di terra. La coreografia e la mise en scène incorporano arte plastica, musica, danza, arte del clown per raccontare l’origine del clown e del suo naso rosso, facendo di lui un’identità universale.

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Sede di Residenza

Casa del Circo Contemporaneo
Parco Culturale Le Serre






LADEN CLASSE

IL COLLETTIVO

Laden Classe è il nome di una lavatrice. La lavatrice è una metafora della miscela di arti proposte: giocoleria, trapezio aereo, palo cinese, manipolazione di oggetti e corpi, roue cyr, musica dal vivo, portès acrobatico, danza … è così che in questo progetto si mescolano tutte queste discipline. Non sempre quando il bucato viene tirato fuori dalla lavatrice il risultato è come lo si aspettava…a volte ci sono degli imprevisti, ed i capi sono sempre rimescolati in un ordine casuale, irripetibile. Al collettivo piace riferirsi a questo oggetto estremamente concreto,  che tutti conoscono, come allegoria della sua ricerca artistica.

Il gruppo, i cui membri provengono da percorsi differenti, nasce dall’incontro di tre componenti presso la scuola di circo Flic. Al termine del percorso formativo comune presso la scuola si é deciso di iniziare a collaborare e scommettere su una creazione comune, vista la sinergia manifestatasi durante la formazione circense ed i momenti di vita passati insieme. Dopo circa un anno di ricerca il gruppo incontra il quarto elemento che completa la formazione integrandosi nel lavoro giá svolto e arricchendo il materiale creato.

COMPONENTI

Leonardo Cristiani (1987). Giocoliere, clown, performer, acrobata su ruota Cyr. Inizia ad esibirsi come artista di strada a 14 anni. La sua formazione particolare e poliedrica ruota attorno allo studio del corpo e delle sue illimitate capacità espressive. Partecipa negli ultimi 10 anni a differenti progetti formativi nel campo del circo contemporaneo tra i quali: la “FAAAC” in Francia e Polonia e la scuola di circo “FLIC” a Torino. Ha integrato tra il 2008 ed il 2009 il progetto “Jonglorsion”(danza Butoh e giocoleria)  diretta da Jean Daniel Fricker. Lavora con la compagnia “Tau” di Emilia Taurisano (antipodismo), il collettivo “Laden Classe”, e la compagnia di teatro di strada “La Sbrindola”.

Enrico Formaggi (1985). Porteur, giocoliere, equilibrista, performer. Inizia ad interessarsi alle arti circensi nel 2009. Comincia la sua formazione studiando teatro fisico (metodo Grotowsky), giocoleria e clown.  Si iscrive nel 2010 alla scuola Galante Garrone di Bologna dove frequenta il corso propedeutico studiando recitazione e dizione, mimo, danza, acrobatica e yoga. Nel 2012 partecipa a Roma al progetto Circo-Art presso il teatro Tendastrisce avvicinandosi a varie discipline circensi e allo studio delle maschere (direzione artistica Valeria Campo). Dal 2012 al 2014 frequenta la scuola di circo FLIC con specialità portés acrobatico. Dal 2013 lavora con il duo Tandem Flop e dal 2010 propone performance e spettacoli con lo pseudonimo Henri Camembert. Nel 2015 prende parte al progetto Laden Classe.

Lucia Granelli (1991). Acrobata su palo cinese, agile di mano mano, banchina e giochi icariani. Inizia a seguire corsi di ginnastica artistica all’età di 3 anni continuando con l’agonismo fino ai 12. Continua ad approfondire lo studio dell’acrobatica fino ad essere ammessa alla scuola di Cirko Vertigo (2010/12) subito dopo si trasferisce a Bruxelles per continuare i suoi studi specializzandosi sul palo cinese all’ESAC (2012/15). Lavora come agile in Belgio, Olanda e Svizzera fino ad incontrare la compagnia “Laden Classe” che la accoglie per continuare la creazione del primo spettacolo.

Javier Varela Carrera (1987). Artista marziale, acro/danzatore, giocoliere, trapezista, acrobata su ruota Cyr. Inizia nell’anno 2000 lo studio delle arti marziali (particolarmente Taekwondo) sviluppandolo per oltre 15 anni e partecipando a vari campionati mondiali. Nel 2009 inizia la sua esperienza circense lavorando come trapezista per la “Compagnia del Paso” nello spettacolo “Horizonte cuadrado” partecipando ad un tour di tre anni in tutto il mondo. Successivamente continua la sua formazione alla scuola di circo Flic di Torino (2014/2015). Lavora in solo con il suo numero di trapezio e con la compagnia di circo contemporaneo “Laden Classe”.

IL PROGETTO

“193 problemi” è un progetto di creazione su forma biennale (2015-2017) che ha come obiettivo la realizzazione di uno spettacolo di circo contemporaneo della durata complessiva di un’ora. I 193 problemi, a cui il titolo fa riferimento, vanno a comporre una lista che viene consegnata al pubblico all’inizio dello spettacolo e che subito fa entrare lo spettatore nell’universo concettuale che sta accompagnando la creazione. Lo spettacolo si presenta al pubblico come una sorta di esperimento sociale, in cui gli individui selezionati non hanno caratteristiche adatte a creare un progetto comune, ma nel quale, attraverso l’ostinazione, riusciranno comunque a portare avanti l’azione scenica.

Dopo la prima scena, cominceranno ad alternarsi svenimenti, deliri, corpi impossessati dalla musica, situazioni bizzarre e asfissianti che il resto del gruppo cercherà di risolvere. All’accumularsi continuo di problemi e situazioni disastrose andranno a fronteggiarsi altrettante soluzioni, talvolta assurde come la venerazione in scena del cactus, come “unica pianta senza problemi”, come simbolo del collettivo che “prosegue nonostante le difficoltà”.

La lista dei 193 problemi è uno strumento che ispira in maniera ironica il lavoro della compagnia, raccogliendo imprevisti, disavventure,  incidenti,  più o meno gravi, accaduti ai componenti durante i due anni di creazione. I problemi entrano nella scena e ne diventano il motore, in maniera più o meno esplicita, conferendo alle situazioni un colore tragicomico che vuole nel contempo far sorridere e riflettere. “193 problemi” riporta sulla scena le difficoltà del collettivo, che vanno dal banale incastro delle rispettive abitudini, a problematiche molto più influenti, come la carenza di risorse economiche e culturali nel panorama circense soprattutto italiano.

Questo parallelismo porta la compagnia a riferirsi durante la creazione al concetto di “meta teatro” (teatro nel teatro) alternando verità e finzione e lasciando spazio alle fuoriuscite dalla drammaturgia causate da imprevisti, cercando di bucare la parete del pubblico rivolgendovisi direttamente e coinvolgendolo nella lettura dei problemi del gruppo.

Discipline artistiche e linguaggi coinvolti

– Discipline del circo contemporaneo, in particolare portés acrobatique, roue Cyr, manipolazione di oggetti, trapezio aereo, verticali, palo cinese;
– Discipline teatrali, in particolare teatro fisico, improvvisazione e clown;
– Danza contemporanea e acro/danza;
– Musica dal vivo (voce, beatbox, musica elettronica, didjeridoo, flauto traverso, chitarra elettrica…)
– Arti marziali (Taekwondoo, Aikido, Kalaryppaiatu, Katana, Noguchi Taiso)

http://ladenclasse.com/

Compagnia in residenza artistica presso la Casa del Circo Contemporaneo nell’ambito del Progetto Triennale Interregionale 2015/2017 in attuazione dell’art. 45 del D.M. 1 luglio 2014

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RISA & RIEN

Elisa Mutto e Rio Ballerani si sono conosciuti all’interno della Scuola  di Cirko Vertigo, dove si sono diplomati nel 2015. Nei due anni di scuola hanno potuto lavorare in molti spettacoli, creando numeri e collaborando attivamente, spesso in coppia. Alla fine dei due anni, nello spettacolo finale “Exit” hanno realizzato un numero basato sulle loro specialità: cerchio aereo (Elisa Mutto) e tessuto aereo (Rio Ballerani). Le due esibizioni erano collegate da una piccola storia divertente, della durata di 15 minuti, che amalgamava e valorizzava il lavoro dei singoli.

Hanno deciso poi di riprendere in mano il lavoro del 2016, apportando  però modifiche stimolate dal confronto e dalla collaborazione con tecnici e registi esterni e dalla principale regia di Luisella Tamietto al fine di creare uno spettacolo da poter proporre in festival all’aperto o in teatri e piccoli chapiteau.

IL PROGETTO DI SPETTACOLO

Tra discipline aeree come cerchio, tessuto, trapezio doppio e mano a mano, “Risa e Rien” raccontano la storia di due personaggi: una “Pin up” e il classico ragazzo tutto giacca di pelle, innamorato di se stesso e della sua vespa 50special.

I personaggi non si conoscono, ma si incontrano casualmente. La pin up, vedendo il ragazzo, fa di tutto per attirare la sua attenzione ma lui, troppo innamorato della vespa e di se stesso, non la degna di uno sguardo.

Lei, arrabbiata per essere così palesemente ignorata, finge un sensazionale svenimento tale da poter attirare l’attenzione del ragazzo su di sé. Questi, preso dallo spavento, prova in tutte le maniere a rianimarla, ma quando si rende conto di essere stato preso in giro decide di dimostrarle di che pasta è fatto mostrando tutte le sue abilità. La pin up, stufa dei modi egocentrici del giovane, prende la  sua vespa e scappa.

La storia è in sé semplice, ma si presta a varie letture ed è molto  attuale: vuol mettere in luce l’incontro-scontro tra due personalità ognuna delle quali è alla ricerca dell’affermazione di sé. È tipico dell’età giovanile voler confrontarsi col mondo reale, mettendo alla prova le proprie abilità, la propria capacità di seduzione sull’altro sesso, ma anche la propria fragilità simboleggiata dalla vespa, oggetto su cui i protagonisti focalizzano la loro attenzione sia per sentirsi realizzati (il ragazzo) sia per punire l’indifferenza nei propri confronti (la ragazza).

Compagnia in residenza artistica presso la Casa del Circo Contemporaneo nell’ambito del Progetto Triennale Interregionale 2015/2017 in attuazione dell’art. 45 del D.M. 1 luglio 2014

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CARNEVALE CON CIRKO VERTIGO

sabato 25 Febbraio
2017
CARNEVALE DI ALPIGNANO

Sabato 25 febbraio, alle 15.30 presso la Bocciofila di Alpignano gli artisti di Cirko Vertigo saranno protagonisti della festa di Carnevale: un pomeriggio dedicato interamente ai bambini con lo spettacolo Kabaret Vertigo: performance acrobatiche di giocoleria ed equilibrismo portate in scena da un cast internazionale di artisti circo contemporaneo.

Ingresso libero

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INFO

Bocciofila di Alpignano Via Rossini, 5
15.30

Informazioni sul sito del Comune di Alpignano
www.comune.alpignano.to.it
Tel 011 9666611

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